Vorrei cogliere l’ospitalità dei portali che decidessero di pubblicare la mia lettera per ringraziare la famiglia Samarelli. Ringraziarla di cosa? Di aver fatto vivere di basket per 15 anni la città di Corato. Non che prima di quegli anni il basket non fosse diffuso a Corato, anzi. Lo era molto e lo ricordo benissimo avendo seguito gli ultimi anni della carriera cestistica di mio padre e avendo poi conosciuto la famiglia Samarelli in prima persona, frequentando i corsi di settore minibasket e giovanile. Ma Cenzio, spinto dall’allora giovane Corradino, ha investito, perso, pianto e gioito con un amore raro da trovare nelle proprietà cestistiche. Da quando collaboro con il Basket Corato (ho iniziato quasi per gioco 8 anni fa, quando Corradino scommetteva su di me, allora solo quindicenne) poche sono stati gli elogi che ho sentito sulla famiglia in questione. Quasi tutti provenivano dall’esterno, dalle città limitrofe ma anche dalle realtà cestistiche nazionali importanti. Perché, come si dice: “nemo profeta in patria”. Ed è stato proprio così: tante sono state le critiche, che spaziavano da cattiverie gratuite a cattive gestioni ad accuse di indebiti profitti. Chi conosce bene la pallacanestro, ma soprattutto chi l’ha gestita da vicino, sa benissimo cosa significa essere la proprietà di una squadra dilettantistica di pallacanestro. I gestori di società che hanno intascato soldi adesso se la spassano magari in altri settori e la società che prima gestivano adesso è fallita o sparita lasciando debiti ovunque. Ciò non si è verificato per la famiglia Samarelli; non l’hanno fatto per soldi (gli addetti ai lavori lo sanno), non l’hanno fatto, come molti, per politica; l’hanno fatto per l’amore per la pallacanestro, e questo è stato riconosciuto solo da pochi. E’ grazie a loro se, oggi, la città di Corato è famosa a livello nazionale anche grazie al basket; ed è anche merito della famiglia Casillo che si è fatta carico dell’onerosa gestione di un settore giovanile florido, gestito per oltre dieci anni dalla famiglia Samarelli. Purtroppo il contesto economico delle aziende che ci circondano non ha più permesso l’allestimento di squadre competitive; a questo si deve aggiungere la mancanza di una struttura idonea alla partecipazione di campionati superiori all’attuale B Dilettanti (l’attuale palazzetto è dotato di una capienza massima di scarsi 840 posti, a discapito dei 1000 richiesti per l’iscrizione del campionato di A Dilettanti, o addirittura dei 2500 richiesti per la LegaDue). La crisi che attanaglia le aziende partner del Basket Corato, ma soprattutto l’incapacità strutturale del PalaLosito, non permettono attualmente alla città di Corato di vivere di grande basket. Dunque a che pro continuare a sprecare risorse? Solo per il gusto di avere squadre forti e vedere basket a grandi livelli? Per questo motivo, la famiglia Samarelli, dopo il fallito tentativo con l’ultima gestione tecnica Meneguzzo di salire di categoria, ha deciso di puntare alla valorizzazione di quanto seminato in passato. L’anno scorso è stato un anno difficile, segnato dal passaggio di ambizioni dalla promozione alla salvezza, e concluso positivamente oltre ogni previsione. Quest’anno cominciava con una base economica sempre meno solida, con sempre più difficoltà alla ricerca di sponsor; da qui la scelta di inserire nel roster giocatori a parametro zero (cioè di proprietà o svincolati con il Basket Corato). Nonostante lo scetticismo del pubblico, il roster presentava solo due giocatori non di proprietà (che in corso di campionato diventavano tre), e con le presenza di tutti cartellini della società tra cui addirittura tre coratini doc e due coratini d’adozione. Esplicitamente l’obiettivo primario (dichiarato più volte dal Presidente) è stata la valorizzazione di questi ragazzi, con la consapevolezza che la salvezza sarebbe stato un obiettivo difficile da raggiungere, ma voluto a tutti i costi (ne è prova l’acquisto di un giocatore di valore in corso d’opera). Tutto questo ha allontanato il vecchio pubblico dal palazzetto (abituato a veder vincere e vedere giochi di squadra tatticamente elevati), e ne ha avvicinato nuovo. Infatti uno degli obiettivi che mi è stato chiesto all’inizio dell’anno era l’avvicinamento di gente nuova e soprattutto giovane. E’ regnato lo scetticismo fino all’ultima partita che ha sancito la retrocessione; circostanza normale dato che la sconfitta (e dunque la retrocessione) è difficile da digerire, e porta chiunque a trovare alibi, giustificazioni ma soprattutto facili accuse (alla famiglia Samarelli). Forse la gente si ricorderà solo di Cenzio e Corradino che allestivano la squadra ripescata in C Dilettanti, oppure ancora non ripescata in A Dilettanti (fu ripescato il Ruvo al nostro posto) solo per il palazzetto. Io mi ricordo di loro per quanto amore hanno messo in questo sport, e per come mi hanno aiutato nella mia formazione personale e lavorativa. Ora non voglio parlare di futuro, perché non so cosa deciderà la famiglia Samarelli. So solo che sono troppo stanchi e spossati per continuare in spese folli, continuare ad essere criticati e accusati. Forse la gente coratina chiederà il loro ritorno a gran voce quando si accorgerà di che cosa sta perdendo o ha già perso …
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